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September 2026

By

Dromedar

108

Listening Tip Settembre 2026: Save Me Last



Questo Listening Tip ci sta particolarmente a cuore.


Sound the Alarm è un progetto del contrabbassista australiano Clayton Thomas e l’anno scorso ha ispirato la nostra serie We See You. La composizione è stata in parte rielaborata e qui eseguita.


Ora l’ensemble di 22 musicisti ha pubblicato una nuova registrazione: Save Me Last.


Ancora una volta, la registrazione è dedicata ai bambini di Gaza. Un gesto che richiama l’attenzione sulla loro situazione e sostiene una raccolta fondi. Ma è anche un gesto che pone, in modo chiaro e inequivocabile, qualche domanda in più.


Perché se la prima registrazione, Sound the Alarm, aveva restituito attraverso immagini intense scenari di paesaggi distrutti, paura e devastazione, ora accade qualcosa di completamente diverso.


Questa realtà insopportabile è entrata dentro di noi. È presente nella nostra coscienza e nel nostro inconscio. E questo ensemble suona qualcosa che ci tocca nel profondo.


Solitudine di fronte alla sofferenza.


Dolore.


E poi, lentamente ma inequivocabilmente: sostegno.


Un sostegno umano, sensibile, che si fa sentire. E arriva a ondate. Raggiunge la solitudine e poi rifluisce.


Waves.


Il primo brano.


La solitudine e l’abbandono dell’individuo non possono essere risolti. Ma possono essere incontrati, toccati, visti.


E da questo contatto nasce qualcosa che attraversa tutto l’album: la possibilità di rimanere presenti.


In Alma, from under the Rubble, un brano di 42 minuti, l’ensemble crea una presenza enorme di fronte a questo tema.


È toccante perché si percepisce che i musicisti si lasciano toccare.


È potente perché, anche di fronte a questo tema, la musica riesce a essere pienamente presente.


Questa musica si libera senza perdere il proprio centro. Ed è qualcosa di molto potente.

Dà voce, mette qualcosa in movimento e crea uno spazio nel quale possiamo respirare insieme a ciò che ascoltiamo e rispondervi.


Forse è proprio questa capacità di resistere e di restare che costituisce la vera forza di questa musica. Non cerca di risolvere la sofferenza. Non la rende più piccola. Ma rifiuta di lasciarsi mettere a tacere da essa.


E c’è qualcosa di particolare nel fatto che sia un gruppo così numeroso di musicisti a riuscire in questo.


A tratti si ha persino l’impressione che ogni singola voce articoli con estrema precisione la propria posizione, sempre orientata verso il tema, sempre più libera e potente nei propri gesti.


Il grande numero di musicisti crea un corpo sonoro molto chiaro e polifonico. Le singole voci si esprimono in modo netto e, proprio per questo, diventa percepibile l’esperienza dell’ascoltare insieme.


Ascoltare e dare suono per ricordare, per piangere e per risvegliarsi.

E poi, alla fine, arriva Names (an incomplete List).


Ascoltiamo una sequenza interminabile di nomi, nomi di bambini che non hanno raggiunto il loro primo anno di vita. Per molto tempo ascoltiamo Maissa Alameddine mentre inanella un nome dopo l’altro.


E a un certo punto entra la musica.


Libera i nomi dalle loro lettere, li trasforma in anime, li strappa, almeno per un istante, all’oblio e al silenzio che la politica occidentale ha imposto loro con tanta ostinazione.


Tutto ciò che può salvare il nostro vivere insieme, tutto ciò che alimenta la comprensione e la speranza, comincia dall’ascolto.


La resilienza nasce quando riusciamo a sopportare ciò che ascoltiamo senza respingerlo.


Questa musica non offre una risposta.


Pone la domanda successiva.


E ci guarda.


https://claytonthomas.bandcamp.com/album/save-me-last

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